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Archivio Novembre 2006

ank’etno fest

22 Novembre 2006 6 commenti


percorsi sonori a sud…
Riferimenti: http://www.anketno.it

La mia vita vorrei scriverla cantando

10 Novembre 2006 9 commenti


La mia vita vorrei scriverla cantando; ma ho la chitarra scordata e la voce catarrosa: sarebbe una suonata ai sordi.
Vero, che è meglio cantare male che piangere bene, ma come faccio? Mi raccomando al Signore? Così faceva la balia che mi allattò: chiudeva la porta , accendeva il lume, mi stendeva sul letto e cominciava a pregare. <> Si rivolgeva a me :<>. Io ripetevo, e lei continuava. <>. Io ripetevo, e lei:<>. Ripetevo e tremavo. Un?ora, due ore di preghiere; con il vento che entrava dalle fessure a frecciate, e il gatto lamentoso nell?angolo.
Quelle preghiere sguazzano ancora nella mia memoria ; seguitai a ripeterle tutte le sere sino a dopo sposato; incredulo, che arrivassero in cielo, e che il pane e il lavoro lo mandasse il Signore.
Mi pareva di parlare agli uccelli. Ma per addormentarmi, non c?era verso, dovevo recitare quelle preghiere; e poi farmi il segno della croce. Era come se avessi contratto un vizio.
Dopo anni, ed avevo i capelli bianchi, non dissi più le preghiere, facevo solo il segno della croce.
Vorrei scriverla cantando la mia vita: una serenata.
L?intenzione è buona; ma mi accorgo che gli strumenti ci vogliono tutti.
Ci vuole il piano, il violino, la tromba?..anche le campane. La chitarra non basta.
La vita non è soltanto rose e fiori. È un romanzo, un romanzo al giorno cantato in do minore e in do maggiore.
Se fosse coricarsi la sera ed alzarsi la mattina, addormentarsi bambino e svegliarsi vecchio, la canterei in tre minuti.
I.B.

il mare e novembre…

9 Novembre 2006 2 commenti

il mare e novembre… la mia città senza sole, sembra quasi offesa… in castigo… sprecata… inutile… eppure per contrasto… fascinosa… figlia di una malinconia che incanta… e imprigiona silenziosa… insinuandosi fra le pieghe del tempo…
mi ricordo le lunghe passeggiate in moto a prendermi un malanno, col vento che spirava e l’acqua che mi accarezzava il viso… anche quindici anni fa c’era l’obbligo del casco… come penso da sempre… ma non era come ora… o forse è soltanto che ho preso la patente… e ho cambiato… quante macchine?
il mare e novembre… è una cosa che non c’entra… è un’immagine “poetica”? che cerco di fermare come una fotografia farebbe… e come un bambino non smetto di fantasticare… eppure non ci riesco… e le curve del lungomare che percorro non potranno riportarmi indietro…
il mare e novembre… e la mente si protende verso un dove indefinito… per ricominciar che cosa? se non è più la stessa cosa… e io sono ancora io? e se la strada è la stessa… perchè cambia l’orizzonte? saranno le case e i ristoranti nuovi, i lidi che han cambiato nome… perchè non ho più quella stessa percezione? perchè l’intensità delle sensazioni che mi han riportato qui… si è colorata di tristezza? perchè la nostalgia è velata di un’ironia sottile… che sa come farmi male? ma soprattutto, perchè conosco la risposta? e non so come giustificare questa strana forma di disagio? come se mi prendessi in giro…
mentre le luci del porticciolo sembrano riavvolgermi come si fa con un nastro… spengo l’ipod… le palme sono sotto le coperte… quasi atterrite dalle ombre… ed è come se mi risvegliassi di colpo… da un ricordo… di un tempo che mi appare lontanissimo… la mia città… sempre la stessa… immutabile, come una cultura… raccoglie i cocci dei miei pensieri… che in fondo tutto cambia per non cambiare niente… e io ho sempre me dopo tutto… il mare e novembre… anche se non è più la stessa cosa…

M.M.

Le ali della sfinge

9 Novembre 2006 3 commenti


Un nuovo splendido poliziesco con protagonista il commissario più amato d’Italia. In una vecchia discarica è stato trovato il cadavere di una ragazza. Nuda, il volto devastato da un proiettile, niente borse o indumenti in giro. Solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra – una farfalla – potrebbe favorire l?identificazione della donna.

firenze

8 Novembre 2006 3 commenti


foto scattata da un fan dei musicanti ad una vetrina di un negozio di dischi a firenze.

L?errore di Merlo sulla Sicilia di Camilleri

7 Novembre 2006 1 commento


Ho letto con attenzione l?articolo che Francesco Merlo ha dedicato a Camilleri e alla sua Sicilia su ?La Repubblica? del 23 ottobre scorso, in occasione degli ottanta anni dello scrittore siciliano.
Condivido quanto dice Merlo dei siciliani comodi ?dentro un cliché in una isolatissima isola senza ponti?. Condivido perché, da siciliano, riconosco la rabbia di un siciliano che giorno dopo giorno vede franare la specificità culturale della Sicilia, l?aristocratica diversità regionale che per secoli ha caratterizzato la nostra regione, per lasciare il posto a qualche suo cascame degradato fatto di folklore, tarantelle, carretti siciliani, coppole ecc?. desolante panorama che richiama l?immagine dei cocci dei servizi da tè tra le macerie di un bombardamento.
Anche Nuccio Vara, nel recente saggio ?Sotto un cielo implacabile? (Coppola Editore), descrive una situazione simile: ?L?idea di Sicilia per secoli [?] ha rimandato ad una Signoria della cultura, tale perché unica nel panorama nazionale ed europeo, e perché nobile e austera nella unicità (in senso gramsciano) delle sue espressioni popolari e subalterne. Di questa signoria non restano, oggi, neanche le briciole?.
Concordo con questa lettura della situazione siciliana e condivido la stanchezza di Merlo per i siciliani ?contenti di essere descritti come un?umanità a statuto speciale? anche se, a differenza del giornalista di Repubblica, non nutro molte speranze nella ?Sicilia delle professioni moderne, delle università, dei licei e nei famosi mercati [?] ormai internazionali? né ?nell?umanità che frequenta le università? siciliane: ?gli insegnanti, gli studenti, i bidelli?. Credo infatti che proprio le università siciliane e i nuovi professionisti siano tra i massimi responsabili della subalternità culturale in cui si trova oggi la cultura siciliana. Non sono forse stati i baroni universitari, in Sicilia più ottusi e violenti che altrove, ad aver condannato alla subalternità culturale e psicologica prima e all?isolamento poi gli atenei dell?isola e ad aver confuso questo isolamento per ?eccellenza? ed ?esclusività?? Non sono forse i moderni professionisti siciliani i meno professionali d?Italia? La voglia di fuga delle nuove generazioni di siciliani nasce proprio da questa impossibilità di immaginare una vita eccellente nella loro terra, nelle università e nel mondo del lavoro.
Anche se con diversità di accenti, e tolto quel briciolo in più di speranza che sembra nutrire Merlo per il futuro dell?Isola, mi riconosco e riconosco la Sicilia di oggi nelle sue parole.
Fragile, invece, quasi qualunquistico (esiste anche un qualunquismo letterario) mi è sembrato il giudizio riservato da Merlo a Camilleri, accusato addirittura di ?complicità? con ?gli ignavi di Sicilia?. In una sorta di parossismo critico, Merlo arriva a dire ?Ci piace tutto di Camilleri, tranne la sua scrittura?.
Ma prima di affrontare il nucleo più forte delle motivazioni che il giornalista ha portato avanti nella sua condanna senza appello della Sicilia di Camilleri, voglio soffermarmi per poche righe su quella che fra tutte mi è sembrata la più fragile: la presunta influenza nefasta dei libri dello scrittore siciliano sulla percezione che dell?Isola hanno i turisti stranieri. Merlo scrive: ?Mi è persino accaduto di incontrare dei tedeschi che erano stati in Sicilia dopo aver letto Camilleri. ?Ma voi non siete così? dicevano, felicemente sorpresi?. Di questo fenomeno, che Merlo ci presenta quasi come una circonvenzione d?incapaci messa in atto dall?ottuagenario scrittore siciliano ai danni di inermi cittadini tedeschi, troviamo una lettura più convincente nel libro ?L?incontro mancato. Turisti, nativi, immagini? (Bollati Boringhieri) del professore Marco Aime. L?incontro mancato di cui parla Aime è quello tra visitatori e abitanti delle mete turistiche. Un rapporto fatto di qui pro quo, in cui i turisti cercano conferma dell?immagine che si erano fatti del paese che visitano ancor prima di partire; e gli abitanti del luogo, per non deludere le aspettative dei turisti e allettarli a ritornare, cercano di adeguarsi a quelle aspettative dando luogo a delle vere e proprie messe in scena ad uso e consumo dei turisti, servendosi dei più vieti cliché. Questo dà vita ad un gioco delle parti assolutamente surreale il cui risultato finale è la perdita di un?occasione importante: quella dello scambio culturale, dell?incontro appunto, che il viaggio in sé dovrebbe agevolare. Aime porta come esempio la scena del film Crocodile Dundee in cui un aborigeno dice ad un turista che lo sta fotografando: ?Non puoi farmi foto?, al che il turista soddisfatto ?Hai forse paura che questa macchina possa rubarti l?anima??, ?No- risponde l?aborigeno- hai dimenticato di togliere tappo!?. Ci appare quindi alquanto esagerato il grido di allarme lanciato da Merlo contro la Sicilia di Camilleri, perché il reato sussiste si, ma il colpevole non è certo il povero romanziere di Vigata, questo ?incontro mancato? trova le sue cause ben altrove che nelle pagine di un libro edito Sellerio, le trova nei cambiamenti sociologici epocali nati dalla facilità e dalla velocità dei mezzi di trasporto moderni che hanno trasformato ?il viaggio?, parola che richiama l?ormai obsoleto concetto di esplorazione, in mera ?gita?, in cui sulla voglia di conoscere prevale quella di relax.
Ma passiamo alle critiche che il giornalista di Repubblica muove alla Sicilia di Camilleri, il vero nocciolo della questione. Merlo scrive: ?non ci piace la sua Sicilia che è dialetto finto, è marginalità, è caricatura, è surrogato, è l?eco di una voce, l?ombra di una terra? (diversamente Vara riconosce che ?nel lavoro del romanziere di Vigata la storia siciliana, micro e macro, vi ha comunque un peso narrativo?). E ancora ?Il segreto del suo successo è nella ripresa facile, nella volgarizzazione e nell?offerta di tutti i vecchi cliché?.
Ci spiace dirlo, ma questa volta Merlo prende una sonora cantonata nel giudicare i libri e la Sicilia di Camilleri e questo perché sbaglia bersaglio: gli aspetti caricaturali che tanto danno fastidio al giornalista di ?Repubblica?, infatti, non sono da ascriversi alla ?cultura sicilianista? di Camilleri e ai suoi debiti verso la letteratura siciliana, e tanto meno ad un concetto generico di ?letteratura che sempre inventa, deforma e amplifica?; questi aspetti sono da ascriversi ad uno dei cardini del genere letterario di cui si serve (e bene, dato il successo) lo scrittore siciliano: il giallo e, nel caso di Montalbano, il giallo seriale; genere letterario che proprio nella forte caratterizzazione del protagonista-detective (passioni, hobby, tic, ecc.) trova una delle sue caratteristiche peculiari ed uno dei punti di forza che ne hanno sancito il successo internazionale. Anche a me dà fastidio Montalbano quando si ?rompe i cabasisi? qualche volta di troppo, ma non lo accuso di veterosicilianismo esattamente come non mi sognerei di accusare di veteroinglesismo Sherlock Holmes quando esclama ?elementare Watson!?. Nessuno critica Sherlock Holmes per la sua divisa a quadretti o Maigret per la sua passione per i vini francesi, perché dovremmo criticare Montalbano per la sua compiaciuta passione per la cucina siciliana? Perché dovremmo assolvere Watson e condannare Catarella? Solo perché il secondo è siciliano? Vedo nelle critiche di Merlo un riflesso tutto siciliano: proprio lui che critica una certa idea di Sicilia in cui ?un uomo che ride è Liolà, un pranzo è una mangiata, uno sguardo è un ingravidamento?, proprio lui fa diventare uno dei caratteri forti di un intero genere letterario una ?complicità tra il genio dell?autore (Camilleri) e gli ignavi di Sicilia?, la forte caratterizzazione dei personaggi e dell?ambiente in cui si muovono un cliché siculo; e se è vero, come scrive Merlo, che noi siciliani sublimiamo ?con lascivia sentimentale certe orrende cose di noi stessi che ci piacciono tanto quasi fossero anacronistiche virtù?, lui riesce a fare di più: riduce l?aspetto peculiare di un intero genere letterario internazionale in un vizio tutto siciliano, condannando, tramite Montalbano, tutto il genere giallo a non poter essere ?buona letteratura? perché non ?surreale? ma ?sottoreale?. In questo Merlo è più che siciliano, è ?siculo? e sembra anche lui rivendicare la sua ?sicilianità diversa?.
E se Merlo non perdona a Camilleri ?la ripresa facile di tutti i vecchi luoghi comuni, presentati con la semplicità compiaciuta del realismo, quasi fosse il Simenon della piccola gente di Sicilia?, noi non perdoniamo al giornalista siciliano l?incapacità di riconoscere in Montalbano il prototipo di una sicilianità positivamente ?diversa?. Esattamente come in Sherlock Holmes, con il suo sapere puramente tecnico- scientifico (Holmes stesso si definisce come ?il primo detective consulente?) e la sua tendenza all?uso della cocaina, riconosciamo i tratti del primo vero uomo moderno dell?era post industriale, in Montalbano non possiamo non vedere il prototipo del ?siciliano nuovo?, un siciliano riflessivo, competente, con uno spiccato senso civico, che non è vittima né di un anticomunismo né di un anticlericalismo di maniera (entrambi frutto e reazione della cappa democristiana di cui è stata vittima l?Isola per decenni), ma soprattutto un siciliano che non si lascia rinchiudere nella gabbia della famiglia per paura che possa diventare, come spesso accade in Sicilia, ?famigghia?. Agli amici tedeschi di Merlo avremmo risposto: ?ce ne fossero di più di siciliani così!?.
Insomma, ci è sembrato sbagliato nel merito e ingeneroso nei toni il giudizio che Merlo ha riservato alla Sicilia di Camilleri. Ma Riconosciamo nella bravura con cui ha approfittato del compleanno dello scrittore siciliano per portare il discorso sui problemi della Sicilia, lo stesso gradevole respiro delle bracciate pensierose di Montalbano quando prende le distanze (ma non troppo) dalla fin troppo sicula spiaggia di Marinella?
Distinti saluti
Renato Polizzi

a ciascuno il suo

4 Novembre 2006 2 commenti


“Risero tutti e tre. Poi Zerillo disse – Ho saputo una cosa, una cosa che deve restare tra me e voi: mi raccomando… Riguarda il povero Laurana… – Era un cretino- disse don Luigi”

L.S.

… perchè sei tu…

2 Novembre 2006 5 commenti


ogni vota chi ti vire u’ me core si fa un chianto

ogni vota chi ti vire u’me core si fa un chianto iddru sape chi si tu… ma un
tene scantu che un gniornu possa rapire sti occhi accussi beddri e taliare
rintra imia e truvare tutti quante e stiddre…

picchì ogni vota chi mi vire u to core rire picchi penza talia a chisso chi
ancora ci spera…

ma è accussia sangue meo e u nusaccio mancu eo soccu mi pigghia quannu via a
tia
è accussia vita mia è accussia… chi tu si tutta quanta a vita mia

ogni volta che il mio cuore incrocia il tuo sguardo… piange…
(perchè è come se ogni volta ti riconoscesse) lui sa che sei tu… (non c’è
scampo) e che non c’è speranza… che tu un giorno possa trovare nei miei occhi
i tuoi desideri…
perchè ogni volta che il mio sguardo crede di esser giunto a destinazione… i
tuoi pensieri, le tue parole, hanno il sapore beffardo del tempo… decantano
l’ironia triste… del mio amore che resiste… fuori dal tempo e da
qualsivoglia logica… quasi ad irriderlo… perchè anche l’ultimo anelito di
illusione ha passato la mano irrimediabilmente… eppure… eppure…
è così (e non c’è soluzione)… perchè sei tu… perchè sei nel mio sangue, e
ogni volta… nel riverderti… io non finirò mai di riconoscerti… perchè sei
tu… perchè sei la mia vita… e il mio cuore non farà altro che fingere di
disperarsi… beandosi della tua visione… perchè sei tu…

M.M.