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Archivio Febbraio 2007

Il carnevale in Sicilia

18 Febbraio 2007 1 commento


Il carnevale acese vanta un’antica tradizione, e già dalla fine del’500 se ne parla. Chiaramente la manifestazione non aveva un’organizzazione ed aveva carattere spontaneo, però alcuni particolari ci fanno capire che era piuttosto sentita e rinominata, e la partecipazione di popolo era pressoché totale.

Già nel 1600 nel territorio di Aci vi era l’usanza di organizzare delle vere e proprie battaglie con lanci di agrumi e questo gioco, se cosi si può definire, continuò per lunghi anni.

Ma nel 1612 un bando della Corte criminale di “Jaci ” vieta categoricamente ai cittadini di qualunque ceto, di ” giocare ” al tiro di arance e limoni durante il periodo di ” carnelivari ” a causa di gravi fatti ( feriti e danni alle cose ) accaduti negli anni precedenti. Tale usanza è tutt’oggi in voga nella lontana Ivrea, anche se la matrice con quella acese è sicuramente diversa, però quella acese ha il privilegio di essere nata molto tempo prima.

Nel 1600, secolo ove certamente vigevano rigide leggi, per carnevale era l’unico periodo dove si dava adito alla satira, allo scherzo e al mascheramento senza alcun vincolo di sorta, potendo così prendere in giro nobili e potenti.

Nel 1667 in Sicilia si ha la comparsa di una maschera, l’Abbatazzu, con l?intenzione di mimare nobili o membri del clero, portando un grosso libro da cui facendo finta di leggere sentenziava battute satiriche. Cosi nacque la satira con l’autorizzazione del Vescovo di Catania Bonadies.

1693? La catastrofe l’anno del terremoto in cui il tempo, per i cittadini, sembra fermarsi e non vi fu alcuna manifestazione di nessun genere per il grande lutto, infatti fu emanato un decreto che vietava ogni festeggiamento. Lo spirito carnevalesco del cittadino acese prevalse sulla drammaticità della situazione e ricomincio il festeggiamento del carnevale. Dopo lunghi anni all?inizio del 700 si affiancano altre maschere come i Baruni che con i loro costumi rassomiglianti abiti nobili prendevano in giro l’aristocrazia. Poi vi erano i Manti, con intento di mantenere l’anonimato a chi l’indossava. Passa un altro secolo, ed entriamo nel 1800, il Carnevale di Acireale che già vanta una lunga tradizione, si arricchisce sempre più con l’ingresso dei ( landaus ) nobili con le loro lussuose carrozze addobbate partecipavano alle sfilate tra la folla, lanciando confetti colorate. Questa ” sfilata ” prendeva il nome casariata, che percorse la sfilata dei carri.

Nel 1880 con l’esperienza artistica degli artigiani acesi già, dal’600 esperti nella lavorazione della cartapesta, che utilizzavano per costruire statue, si da inizio alla realizzazione dei primi carri allegorici. Tirati da buoi, sfilando per le strade cittadine, suscitando la curiosità di molti turisti e non. Intanto nel 1929 ad Acireale venne fondata l’Azienda Autonoma della Stazione di Cura, la quale fu proposta a pianificare ed organizzare la manifestazione carnevalesca. La tradizione dei carri non è una peculiarità acese, tale usanza fin dal 1601 nella vicina Palermo circolavano già i primi carri allegorici. Ma gli acesi hanno il privilegio non solo di aver rinnovato di anno in anno la tradizione con lavori sempre più sofisticati, ma anche di aver creato la variante dei ” carri infiorati “. L’idea di addobbare con fiori l’autovettura era venuta, nel 1930 ai nobili acesi. Cosi per la prima volta si vedono sfilare le prima auto ricoperti di fiori in occasione del Carnevale di Acireale, che tutt’oggi per bellezza e per grandezza non hanno niente da invidiare a quelli di cartapesta. Ma l’artigiano acese non finisce mai di stupirci, negli anni ’50 – ’60 un’altra trovata fu quella di realizzare i ” lilliput “, carri allegorici o infiorati in miniatura per la gioia dei bambini.

In questi anni oltre al tradizionale spettacolo di cui: i carri allegorici, dei balli, delle maschere, con la partecipazione del popolo venivano organizzati dei giochi popolari in piazza Roma, nel quartiere dei Cappuccini. Uno dei più noti era il gioco della ‘ntinna, un albero della cuccagna nostrano; a manciata nta maidda, dove i giocatori con le mani legate dietro la schiena doveva mangiare dentro una maida ricolma di maccheroni al sugo; salsiccia e polpette. Vi era il gioco du tavulazzu, la corsa coi sacchi, etc. L’indice del temperamento giocoso degli acesi ebbe i suoi “nobili rappresentanti” in alcuni personaggi, che con i loro travestimenti costituivano una attività in più, Indimenticabili Cola Taddazza, Quadaredda e Ciccitto, che per i loro modi e per loro notorietà, rimangono le ” maschere ” per eccellenza di Acireale.

Dal 1970 al 1995 ” il più bel Carnevale di Sicilia ” , si perfeziona e si assesta, diventando sempre più importante e soprattutto affinandosi nella costruzione di Carri allegorici ( sempre più sofisticati e colorati ) e Carri infiorati ( sempre più Mastrodontici ) , che raggiungono un livello d’importanza pari ai primi.

1996.. Periodo di soddisfazione e orgoglio per ” Il più bel Carnevale di Sicilia “, dopo secoli di fedeli alla tradizione, per la prima volta, Acireale ha la lotteria nazionale assieme a Viareggio e Putignano.

Il carnevale in Sicilia

17 Febbraio 2007 4 commenti


Il Carnevale di Sciacca è una grande festa popolare e una tradizione antica che richiama nella città termale migliaia di visitatori provenienti da tutta la Sicilia e da altre regioni d?Italia. Le origini del Carnevale saccense risalgono al 1616 circa, quando il vicerè Ossuna “buttò bando l’ultimo di Carnevale, che ognuno s’avesse di vestire in maschera”.

Il Carnevale di Sciacca è citato anche dallo storico palermitano Giuseppe Pitrè. Inizialmente il Carnevale era una festa paesana a base di salsiccia e vino in cui i notabili della città si mascheravano da gente povera.

Alcuni mesi prima della festa, inizia la costruzione degli enormi carri allegorici, realizzati da costruttori che da cent’anni si tramandano l’arte della lavorazione della cartapesta. Il Carnevale dura circa 7 giorni e si conclude nella centralissima piazza Angelo Scandaliato con il tradizionale rogo del “Peppe Nnappa”, maschera simbolo del Carnevale di Sciacca.
Le originalità del Carnevale di Sciacca sono: i copioni (recite) e gli inni (canzoni) originali, i gruppi mascherati, il coinvolgimento della popolazione, le sfilate nel centro storico, le coreografie originali.